A Terni in due mesi 345 licenziamenti, in Umbria 1500. Cgil: ”Responsabili la crisi e Monti”

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Cgil UmbriaUn finale dell’anno orribile. Nell’ultimo bimestre 2012 in provincia di Terni sono state licenziate 345 persone: rispetto all’anno precedente si è registrato un aumento del 49,64%. A questi infausti dati si aggiungono quelli della provincia di Perugia: 1.131 licenziati (aumento del 29%). In totale, a novembre e dicembre 2012, in Umbria, hanno perso il posto di lavoro per licenziamento circa 1500 persone. L’allarmante bilancio arriva dalla Cgil dell’Umbria.

Il sindacato attribuisce responsabilità agli effetti della crisi ma anche al Governo Monti: “La crisi senz’altro continua a produrre i suoi effetti, ma le manovre finanziarie del governo Monti hanno fatto incisivamente la loro parte, in particolare per le piccole imprese, quelle sotto 15 dipendenti”.

“A questa drammatica situazione – aggiunge in una nota la Cgil Umbria – va inoltre aggiunto il fatto che con la legge di Stabilità il governo non ha inteso rifinanziare la L.236/93, che prevedeva lo sgravio contributivo per le aziende che assumevano dalle liste di mobilità nate con tale legge. Pertanto, alla luce dei dati attuali, abbiamo in regione, solo nell’arco dell’ultimo bimestre, un totale di 955 lavoratori che perdendo il proprio posto di lavoro, non vedranno attivato alcun incentivo per il loro ricollocamento lavorativo”.

In conclusione la nota ricorda che “da tempo la Cgil chiede con forza il rifinanziamento delle liste di mobilità ex L.236/93 e interventi certi per il sostegno alle imprese in crisi, insieme a serie quanto concrete misure di rilancio del lavoro. Questa situazione va arginata con urgenza e dimostra nuovamente la necessità di costruire una politica economico-sociale alternativa nell’esigenza di creare quanto prima anche per l’Umbria un Piano del Lavoro contro le politiche recessive portate avanti dal governo nazionale”.

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