Provincia contro riaccensione inceneritore. Approvato documento: no incenerimento per almeno 3 anni

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Il nuovo piano per la gestione dei rifiuti del comprensorio ternano non dovrà prevedere, almeno per i prossimi tre anni, la riaccensione di alcun inceneritore. Se in tale lasso di tempo la raccolta differenziata raggiungerà i livelli prefissati, a Terni l’incenerimento dei rifiuti dovrebbe essere solo un brutto ricordo. E’ questa la proposta contenuta in un documento approvato ieri all’unanimità dal consiglio della Provincia di Terni che costituisce un’indicazione per chi dovrà effettivamente votare il nuovo piano di gestione dei rifiuti.

Si tratta di una buona notizia che fa ben sperare. Il documento cerca infatti di spingere l’assemblea dell’Ati4 a votare un piano d’ambito che imbocchi la strada di un potenziamento della raccolta differenziata e di un ciclo virtuoso dei rifiuti che soppianti l’incenerimento e lo stoccaggio in discarica.

Se tale obbiettivo dovesse essere centrato, avrebbe diritto a cantare vittoria il Comitato no inceneritori. Parte del merito andrebbe anche ai militanti delle forze politiche (Prc, Idv e Sel) che negli ultimi periodi hanno affiancato la lotta del Comitato, ed al sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, che dimostrerebbe di aver rispettato l’impegno che si era assunto il 17 marzo nel corso di un convegno: in quell’occasione aveva promesso che avrebbe sottoposto all’assemblea dell’Ati4 un piano d’ambito completamente privo d’incenerimento. http://www.ternioggi.it/linceneritore-potrebbe-non-riaprire-di-girolamo-valuteremo-nuovo-piano-di-gestione-rifiuti

Ad ogni modo, il piano d’ambito non è ancora stato votato: solo dopo il pronunciamento dei sindaci dell’Ati4, si saprà se i contrari alla riaccensione dell’inceneritore potranno esultare o viceversa, ritrovarsi costretti ad ingoiare un amarissimo boccone. E’ chiaro che le istituzioni dovranno fare di tutto per scongiurare quest’ultima ipotesi, dimostrando di rispettare la volontà espressa da tanti cittadini che, non si sono limitati ad avversare la riaccensione dell’inceneritore consegnando valanghe di firme e manifestando, ma hanno anche avanzato valide alternative all’incenerimento, presentando proposte dettagliate e documentate.

LE OMBRE DEL DOCUMENTO. Nonostante rappresenti un passo avanti, nel documento approvato dal consiglio provinciale, rimangono alcuni aspetti poco entusiasmanti per coloro che avversano l’incenerimento. Prima di tutto, nel documento non si propone di rinunciare definitivamente agli inceneritori, ma si rinvia a prossime valutazioni (da effettuarsi già tra 3 anni) la decisione di riprendere o meno a bruciare i rifiuti. Tali considerazioni saranno prese sulla base dei progressi effettuati dalla raccolta differenziata che dovrà comunque raggiungere almeno il 65% entro il 2015. Si può anche considerare tale clausola come un elemento di realismo e di serietà. E’ però evidente che l’obiettivo di progresso della raccolta differenziata potrà essere centrato solo con un forte impegno non solo da parte dei cittadini, ma anche dei soggetti istituzionali, con l’Asm in prima fila. Sarebbe inaccettabile giustificare un ritorno agli inceneritori dopo 3 anni in cui le istituzioni non avessero fatto la propria parte nel promuovere la raccolta differenziata.

In secondo luogo, viene ventilata come possibile alternativa, quella di usare i cementifici per incenerire i rifiuti. Viene infine avanzato l’invito a mantenere aperti i contratti ed i rapporti con le società che si occupano dell’incenerimento, confermando che su tale prospettiva si voglia lasciare una porta ben aperta.

Infine, qualora l’assemblea dell’Ati4 approvasse un piano d’ambito seguendo la strada tracciata dal documento della provincia, va tenuto conto che la parola passerebbe alla Regione che dovrebbe provvedere a modificare il proprio piano regionale di gestione dei rifiuti. Come ci aveva confermato il consigliere regionale di Rifondazione, Damiano Stufara, a margine del convegno del 17 marzo, ci sarebbe comunque la volontà di rivedere l’intero documento regionale.

Qui sotto il comunicato integrale della Provincia di Terni:

Il Consiglio provinciale ha approvato ieri all’unanimità il documento predisposto dalla Terza Commissione (presidente Paci) riguardanti il piano d’ambito per la gestione dei rifiuti in relazione al piano rifiuti regionale.

Di seguito il documento integrale approvato dall’assemblea di Palazzo Bazzani:

“Il Piano d’Ambito per la gestione dei rifiuti urbani è un “Piano attuativo” del vigente Piano Regionale per la gestione dei rifiuti che come oramai noto ha definito le soluzioni per la gestione dei rifiuti a livello regionale individuando gli impianti di smaltimento finale negli impianti esistenti (discariche e termovalorizzatore della conca Ternana) e nel nuovo termovalorizzatore della provincia di Perugia, in armonia con gli indirizzi comunitari che vedono nella discarica l’estrema modalità di smaltimento dei rifiuti. Il Piano regionale prevede anche la realizzazione di un impianto per il trattamento ed il recupero dei rifiuti da spazzamento senza definirne, per contro, la localizzazione e le relative caratteristiche.

Per quanto attiene il trattamento termico, il Piano regionale individuata, come noto, le seguenti soluzioni:

·         trattamento della frazione secca combustibile prodotta nell’ATI4 presso uno degli impianti di trattamento termico già esistenti nel territorio;

·         trattamento della frazione secca combustibile prodotta negli ATI 1, 2 e 3 presso l’impianto di futura realizzazione nell’ambito del territorio dell’ATI2.

L’assetto impiantistico della pianificazione regionale è stato pertanto definito. Tutto ciò al fine di garantire la corretta redazione del Piano Economico Finanziario della gestione del servizio. Devono, quindi, essere ben definite tutte le fasi della gestione dei rifiuti urbani, sia per quanto riguarda le previsioni dei flussi derivanti dai servizi, che le previsioni dei flussi assoggettati alle diverse forme di trattamento. Per ciascuno di questi aspetti devono inoltre essere puntualmente definiti gli aspetti economici che concorrono alla definizione della tariffa all’utente. E ciò è possibile se la chiusura del ciclo dei rifiuti avviene con la presenza di impianti di riferimento di cui si ha certezza della relativa disponibilità nei tempi previsti dalla pianificazione.

Per quanto riguarda il nostro territorio (ATI 4 Umbria), tutte le attività sono state sviluppate a partire dal presupposto che non abbisognassero nuovi impianti, stanti i precisi indirizzi dettati dalla pianificazione regionale. La gara per l’affidamento dei servizi è pertanto ipotizzata per la sola componente dei servizi di raccolta e trasporto (rifiuto indifferenziato e raccolte differenziate oltre i servizi di spazzamento stradale ed i servizi accessori qualora richiesti dai Comuni).

Alla luce del recente dibattito sviluppatosi nel nostro territorio in merito all’utilizzo o meno dell’impianto di termovalorizzazione esistente quale modalità di smaltimento finale e le proposte di sostituzione di quest’ultimo con impianti alternativi finalizzati ad un maggior recupero e riciclo dei rifiuti urbani ha portato ad un riesame delle ipotesi iniziali di previsione regionale.

Considerato che la tematica suesposta oltre ad aver attivato una serie di comitati cittadini contrari al funzionamento degli impianti di termovalorizzazione della conca ternana trova la posizioni contrarie anche da parte di alcuni partiti politici locali (Idv, Sel, Prc) la cui opposizione all’utilizzo degli impianti suddetti per la gestione dei rifiuti creerà grosse difficoltà nell’acquisire le necessarie maggioranze da parte dei consigli comunali in sede di valutazione della pianificazione di ambito ed in sede di approvazione definitiva del Piano da parte dell’Assemblea dell’ATI.

Poiché, al momento, l’obiettivo primario della pianificazione è l’affidamento del sistema di raccolta per far partire in tutto il territorio dell’ambito la raccolta differenziata per il raggiungimento delle percentuali previste dalla legge, è sicuramente più opportuno, viste anche le recenti tendenze di pensiero e le evoluzioni impiantistiche finalizzate al recupero ed al riciclo dei rifiuti, evitare contrapposizioni su una parte dell’impiantistica di riferimento per non rischiare di non far partire la gestione integrata ed ingessare il sistema ai modesti livelli attuali di differenziata nonché per poter consentire valutazioni impiantistiche più appropriate una volta raggiunti i dovuti livelli percentuali di raccolta e conosciuta la qualità della stessa.

Questi ultimi sono elementi essenziali per poter definire la destinazione finale dei flussi agli impianti di trattamento, recupero e riciclo e consentire l’impostazione di iniziative industriali da parte di soggetti privati volte alla realizzazione di tali impianti.

Inoltre, poiché la pianificazione regionale e di ambito vanno revisionate periodicamente con cadenza quinquennale, è ipotizzabile effettuare la prima revisione subito dopo il primo triennio di gestione per poter apportare i necessari eventuali correttivi al piano di ambito sulla base dei risultati sopra citati ed ottimizzare meglio la pianificazione anche dal punto di vista impiantistico per rendere la stessa più efficace al raggiungimento degli obiettivi di recupero e riciclo.

Va inoltre evidenziato che la problematica in questione interessa anche altri territori al di fuori del nostro e che in alternativa ai termovalorizzatori è ipotizzabile anche l’utilizzo dei cementifici regionali esistenti, tematica quest’ultima in fase di valutazione da parte della stessa regione.

Considerato, infine, che la nuova pianificazione di ambito è stata dimensionata, oltre che sulla base degli obiettivi di legge relativi al raggiungimento dei limiti percentuali di raccolta differenziata, anche e soprattutto al recupero dei rifiuti ed alla relativa futura valorizzazione, è ipotizzabile che, incrementando ulteriormente le percentuali di raccolta differenziata come auspicato, non sia più strettamente necessario, sin dall’immediato, l’impiego del termovalorizzatore per lo smaltimento della frazione secca dei rifiuti urbani. Quest’ultima potrebbe essere smaltita temporaneamente in discarica, in attesa della definizione di un impiantistica di recupero efficace, senza alterare la vita utile della stessa discarica, andando a sostituire, per lo stretto necessario, parte dei volumi di rifiuti speciali indirizzati in discarica e previsti nella pianificazione.

E’ evidente che lo scenario sopra descritto deve trovare i necessari consensi in sede regionale e consentire, da parte della stessa, l’approvazione della pianificazione per tutti quelli aspetti che non trovano piena coerenza con il Piano regionale.

Quindi il percorso che prevede il nuovo Piano di Ambito va nella direzione di un forte impulso alla riorganizzazione dei servizi al fine di garantire il raggiungimento dei previsti obiettivi normativi di RD.

Una volta conseguiti i risultati attesi si potrà porre l’obiettivo di ottimizzare ancor di più il sistema gestionale attraverso l’ulteriore recupero del rifiuto residuo.

Quindi attivata e stabilizzata la RD secondo gli obiettivi di Piano (65% di RD nel 2015), e conseguentemente avuta cognizione delle caratteristiche qualitative e quantitative del rifiuto raccolto, è possibile individuare gli impianti ottimali per il maggior recupero e la relativa valorizzazione che consentano una effettiva riduzione dello smaltimento finale e garantiscano comunque l’affidabilità del l’intero sistema di gestione dei rifiuti.

Nel frattempo si dovrà aver cura di definire dei rapporti contrattuali aperti con le attuali proprietà degli impianti di trattamento/smaltimento, non legati al quantitativo dei conferimenti, in modo da lasciarsi la facoltà di come ed in che quantità indirizzare i flussi tra gli impianti. Ciò potrebbe garantire la stabilità del sistema senza ingessarlo a specifiche tipologie di impianto ed essere liberi sin da subito ad attivare nuove iniziative volte al recupero ed al riciclo”.

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