Terni, nascono i Nativi democratici, Antonello Fiorucci candidato ufficiale alla segreteria PD

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E’ uscito questa mattina, dal circolo “Montani” in via Eugenio Chiesa il nome del secondo candidato (terzo in realtà, in attesa del nome che proporrà il Adesso, o come è stato ribattezzato “Correntone”) alla segreteria ternana del PD.

Antonello Fiorucci, 36 anni, ma già da tempo attivo in politica, ha presentato la propria candidatura, alla guida della mozione congressuale “Nativi democratici”.

Promette battaglia, Fiorucci sa che “non avremo vita facile ma il nostro orizzonte va oltre il congresso e, vivaddio, siamo liberi, trasparenti e scollegati da qualsiasi ‘gioco politico’, di quelli che tanto male stanno facendo ed hanno fatto a questa città. Proponiamo una mentalità nuova, fatta di amore per Terni e di impegno”

Una rivoluzione quella annunciata da Fiorucci di fronte ad una platea ricca di volti noti della politica ternana come Malatesta, Finocchio, Di Bartolo, Matteucci, Confaloni, Pimponi e Valsenti.

“Massimo rispetto – ha incalzato Fiorucci – per gli altri contendenti, Pardini e la mozione dei circoli. Ma il primo arriva dall’alto, tesserato grazie da un unicum regolamentare, senza un reale dibattito né una visione, a dirci: ora il Pd lo guarisco io. I secondi muovono da un bacino di fatto svuotato, con un Pd che non ha saputo dare voce alla gente ed ai territori. Ecco, il Pd in questo senso non esiste e noi cercheremo di riportarlo in vita”

Di seguito un’estratto del programma dei Nativi Democratici:

“La politica, per noi, è quell’attività attraverso la quale, confrontandosi, le persone devono poter disegnare il loro futuro, costruire soluzioni, immaginare prospettive. Per noi, impegnarsi in un partito politico non può ridursi alla “mera amministrazione”, ma è intuizione, immaginazione, coraggio, assunzione di responsabilità. Questo significa per noi fare politica.

“Sfidare la paura, il rifiuto del futuro, costruire ponti, di speranza e di progresso.
Il PD a Terni ha amministrato “ordinariamente”. La timidezza, il silenzio, l’immobilismo hanno impedito di promuovere e valorizzare le potenzialità e le intuizioni del nostro territorio. Lo hanno marginalizzato di fronte ai processi globali. Il mondo è andato avanti, mentre la città rimaneva ferma, immobile ed il livello della risposta della politica ha segnato il punto di separazione tra il successo e l’insuccesso del territorio. Il PD a livello nazionale ha fatto e fa politica, con i governi Letta, Renzi e Gentiloni, sul versante della stabilità dei conti, della lotta agli sprechi, della redistribuzione del reddito, delle riforme del mondo del lavoro e delle pubblica amministrazione, dei diritti civili, dell’ambiente e del territorio, dell’accoglienza e dell’integrazione, provando a cambiare il paese in profondità con il referendum. La timidezza e la debolezza dell’azione politica locale ha scollegato Terni dal processo nazionale, caratterizzandosi per percorsi conservativi di gestione e non di evoluzione e proposta politica.
Tale atteggiamento ha prodotto una crescente sfiducia sia verso il PD sia verso l’amministrazione alimentando una soffocante retorica del declino. E’ nostro dovere riscoprire la vocazione storica di Terni a sperimentare, a non subire passivamente i processi, ma ad esserne, in qualche maniera, avanguardia.”

“Dobbiamo innanzitutto elaborare un progetto di città, un Progetto Terni 2030, che sappia declinare fino in fondo le potenzialità della città negli anni a venire, partendo dalla sua strategica funzione di cerniera tra i due mari e di ponte tra il Nord ed il Sud del Paese, fino all’elaborazione di una strategia industriale che nel rispetto delle produzioni tradizionali sappia mobilitare energie e risorse verso i prodotti a maggior valore aggiunto in grado di moltiplicare i benefici economici e sociali per il territorio. Dobbiamo prenderci cura delle persone, dei luoghi e delle esperienze, allargando lo sguardo verso orizzonti che mirino alla valorizzazione del patrimonio turistico e culturale che rappresentano una potenzialità enorme per il comprensorio, oggi largamente inespressa. Il fuoco è quello della sfida culturale del ripensamento complessivo del paradigma di sviluppo e di modello di città, mettendo in essere politiche di innovazione che hanno come approdo la frontiera avanzata dell’economia civile.

“I nostri iscritti ed i nostri elettori sono un patrimonio inestimabile di esperienza, di intelligenza, di competenza e di generosità. E’ un patrimonio di speranza che oggi non valorizziamo, che deludiamo. Dobbiamo rivedere l’organizzazione del Partito che oggi non è più adeguata ai tempi di vita delle persone, lavorare su obbiettivi misurabili, su cui possiamo prendere impegni, su cui definire le nostre responsabilità. Dobbiamo rimettere in moto la nostra comunità, tornare a svolgere un ruolo di aggregatori sociali e politici; connettere la nostra presenza territoriale con la vita dei ternani.
Noi riteniamo che sia venuto il momento di dar voce alla persone attraverso ogni strumento di ascolto e di coinvolgimento, facendo ricorso a primarie aperte per scegliere le candidature alle cariche istituzionali e per affrontare i temi fondamentali della nostra amministrazione.”

“Noi ci proponiamo di risvegliare una coscienza popolare, un orgoglio cittadino, una nuova umanità su cui incardinare il nostro impegno ed il nostro servizio. Per questo il PD a Terni deve vocarsi ad una nuova etica della responsabilità, ad un agire morale, ad una completa irreprensibilità nei modi e nei metodi del fare politica. Dobbiamo tornare a rappresentare le persone, ad interpretarne le esigenze, le paure ed a valorizzarne le potenzialità e le speranze”.

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