Ast, Morselli: ”Siamo usciti dalla crisi, ora l’azienda è in sicurezza”

“Indietro non si torna, siamo usciti da una situazione molto pericolosa e adesso l’azienda è in sicurezza”. Il messaggio di ottimismo e speranza arriva dall’amministratore delegato dell’Ast, Lucia Morselli, che ha così parlato a dipendenti e istituzioni al termine della messa della domenica delle Palme celebrata in fabbrica dal vescovo di Terni Giuseppe Piemontese.

Dall’altare la manager ha assicurato che i vertici aziendali stanno rilanciando lo stabilimento “sui mercati europei e mondali, posto che avrebbe dovuto sempre avere e il migliore che compete all’acciaieria”. Dopo la firma al Mise dell’accordo del 3 dicembre scorso con istituzioni e sindacati, “in questi mesi le cose sono andate molto bene, tutti i nostri obiettivi che ci eravamo dati sono stati raggiunti e superati”. Il risanamento, ha però aggiunto l’ad, “è una piccola parte, più importante è l’obiettivo di sviluppo, di rilancio, di crescita”.

Una visione decisamente diversa rispetto a quella delle rsu che da settimane protestano fortemente contro la riorganizzazione delle attività produttive decise dal management, denunciando anche pericoli per i lavoratori. Morselli ha però ringraziato i sindacati per “il senso di altissima responsabilità” e il “controllo del lavoro della direzione”, e i dirigenti “per la rivoluzione portata in azienda” nel modo di “lavorare e organizzare la produzione e gli uffici”.

“Kennedy – ha concluso – diceva che bisogna aggiustare i tetti della casa in un giorno di sole, noi abbiamo dovuto rimettere in sesto l’acciaieria in un clima di grande difficoltà, per questo è stato difficile. Adesso dovremmo cercare di continuare a mantenerla in sicurezza e di non aspettare che i problemi diventino grossi o insuperabili per affrontarli”.

Alla celebrazione erano presenti anche il sindaco Leopoldo Di Girolamo e il prefetto Gianfelice Bellesini. Il vescovo Piemontese nella sua omelia ha detto: “Guardiamo l’acciaieria con orgoglio e ammirazione” ed anche “fiducia e speranza”. Il presule ha infine ricordato “tutti coloro che attraverso il lavoro sono impegnati a sopportare la fatica”, una “passione degli uomini che va però vista e vissuta alla luce della passione di Gesù”.

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