Ast, primi rientri al lavoro. Al Mise la trattativa sul piano industriale: nuovo rinvio

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mise presidio (2)Dopo oltre un mese di sciopero, questa mattina è ripresa l’attività all’Ast con i primi rientri al lavoro. A rientrare soprattutto gli impiegati e alcuni operai del Centro di finitira, così come deciso dal calendario approntato dalle Rsu che dovrebbe portare – progressivamente – alla totale ripresa delle attività per il primo dicembre. Ma il calendario stesso è legato agli sviluppi della trattativa che riprenderà oggi alle 13 al ministero dello Sviluppo economico. Un incontro che è stato introdotto nei giorni scorsi dalle polemiche tra il leader della Fiom, Maurizio Landini e il sottosegretario Graziano Delrio.

A circa un’ora dall’inizio dell’importante vertice, il sottosegretario al Lavoro Teresa Bellanova, uscendo dal Senato, ha detto: “Credo ci siano le condizioni perché si possa fare un accordo per l’Ast di Terni che non preveda alcun licenziamento. Spero che il confronto si possa chiudere con una buona intesa. Credo ci siano le premesse perché nessuno sia licenziato”.

Aggiornamento ore 14,55: Entrnado al Mise, Maurizio Landini ha detto: “Noi oggi andiamo al tavolo con l’intenzione di chiudere, siamo pronti a cercare soluzioni, mi auguro che anche gli altri lo siano. Non deve essere un accordo tampone, ma serve un accordo che sia davvero una mediazione; anche il Governo deve prendersi le sue responsabilità. Noi comunque firmeremo solo dopo che la maggioranza dei lavoratori ha approvato, è interesse anche dell’azienda”, ha concluso Landini ricordando di voler procedere ad un referendum.

Aggiornamento ore 15,05: E’ iniziato il tavolo al Mise sul piano industriale dell’Ast. Oltre a Landini, anche gli altri sindacalisti prima di entrare si sono dichiarati possibilisti su un’eventuale chiusura della trattativa ma i tempi si preannunciano lunghi (anche questo incontro potrebbe chiudersi in tarda notte). Il responsabile nazionale siderurgia Fim-Cisl, Sandro Pasotti ha detto: “Noi siamo venuti con la determinazione di fare un accordo, vedremo se ci riusciremo a farlo, i presupposti potrebbero esserci”. Per Mario Ghini, segretario nazionale Uilm “le distanze non sono abissali, se non ci sono sorprese oggi ci sono le condizioni per chiudere”. Il segretario generale dei metalmeccanici Ugl, Maria Antonietta Vicaro ha dichiarato: “Oggi spero proprio si possa chiudere perché se lo aspetta Terni ma anche tutta l’Italia, Ast è diventata un simbolo delle politiche industriali assenti e delle mancate risposte in tema di lavoro e occupazione”. Anche per Marco Roselli della segreteria nazionale della Fismic “i tempi sono maturi per arrivare a un accordo, bisogna fare presto”.

Aggiornamento ore 17,20: La trattativa al Mise prosegue e l’andamento è quello di sempre: piccoli e faticatissimi passi avanti, tentativi e retromarce. Esuberi (i sindacati accetteranno solo gli esodi incentivati volontari, non eventuali licenziamenti, è questo il punto da cui è iniziata la discussione) e la salvaguardia dei lavoratori delle ditte terze: sono questi i punti fondamentali della giornata. Importante anche la discussione sul contratto integrativo: su questo, la distanza tra azienda e sindacati si era già ridotta nel corso dell’ultimo tavolo (la maratona da 40 ore).

Intanto dagli stabilimenti di viale Brin, alla fine del turno, sono usciti alcuni lavoratori rientrati oggi al lavoro, secondo il calendario di ripresa delle attività stabilito dalle Rsu (sono rientrati gli impiegati e gli operai del Centro di finitura e di Aspasiel). All’uscita parlano di giornata “strana” e di “clima surreale”. C’è attesa per l’incontro di oggi, ma è condita da grande scetticismo e rassegnazione. Alcuni, più pessimisti, ritengono possibile che già da domani sarà necessario riprendere lo sciopero a oltranza in tutti gli stabilimenti.

Purtroppo i segnali giunti fin qui dal Governo e dalle istituzioni locali non lasciano ben sperare: non solo non c’è un piano B, ma è del tutto assente anche un piano A. E’ azienda contro sindacati: un muro contro muro che il Governo spinge per superare nel più breve tempo possibile (finendo così per favorire l’azienda) e senza voler mettere in campo alcun provvedimento (ad esclusione di alcuni investimenti per il completamento di alcune infrastrutture). E, va amaramente constatato, le istituzioni locali non hanno cercato di ottenere altro dal Governo: né formulato ufficialmente richieste per misure concrete né esercitato pressioni affinché agisse d’autorità.

Insomma, la vicenda appare segnata, i lavoratori sono convinti che alla fine il piano voluto da Thyssenkrupp cambierà ben poco, mostrano pessimismo ma non sono ancora disposti a mettere fine alla mobilitazione. Oggi gli operai hanno impedito di entrate nello stabilimento di Sabbione ad un camion che avrebbe dovuto caricare il prodotto finito per consegnarlo ad alcuni clienti: l’uscita delle merce dipenderà dall’esito della trattativa al Mise.

Aggiornamento ore 18,25: La trattativa è in pausa e riprenderà alle ore 19. Durante questa interruzione il segretario generale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli,ha detto: “La strada intrapresa è migliore delle altre volte: l’azienda è più disponibile e ragionevole. Sono stati fatti passi avanti sulla questione del salario. Sui licenziamenti la problematica è ridotta perché molti hanno accettato gli incentivi all’esodo ma siamo ancora distanti sulla questione relativa all’indotto. Vogliamo chiudere la trattativa, faremo di tutto per tenere il tavolo ma non si possono fare previsioni fino alla fine”.

Aggiornamento ore 18,40: Sul contratto integrativo ci sono stati dei passi avanti. La novità più importante riguarda Ilserv: la situazione si potrebbe sbloccare visto che sarebbe in corso una trattativa tra Thyssenkrupp e Harsco. Il nodo più difficile da sciogliere a questo punto risulta essere quello dei licenziamenti: i sindacati sono disposti ad accettare i 290 esuberi con esodi incentivati ma non gli eventuali licenziamenti che l’azienda vorrebbe invece attuare se non si trovassero i 290 volontari (ma circa 210 avrebbero già accettato, ora per l’azienda mancherebbero all’appello altri 80 lavoratori disposti a lasciare il lavoro in cambio degli 80 mila euro lordi, 61 mila netti).

Aggiornamento ore 20,40: A Strasburgo è andato in scena un vertice tra alcuni rappresentanti sindacali dell’Ast, tre esponenti del Consiglio Regionale umbro e gli eurodeputati Pd Patrizia Toia, Elly Schlein, David Sassoli, l’eurodeputato socialista francese Edouard Martin, e per la sinistra Unitaria, Barbara Spinelli e Curzio Maltese. L’incontro era per preparare il rapporto di iniziativa che sta preparando Martin e la risoluzione sulla questione di Terni da votare tra un mese. Lo stesso Martin si recherà nei prossimi giorni a Terni e Taranto (10 e 11 dicembre).

L’idea alla base del rapporto di Martin è che la produzione di acciaio europea si trovi ad un bivio. Ad oggi si producono 165 milioni di tonnellate di acciaio all’anno ma se la crescita riparte il consumo medio UE stimato è tra i 180 e i 200 milioni. Bisogna quindi decidere se questa differenza tra i 15 e 35 milioni di tonnellate vada importata da Cina, India e Brasile o prodotta in Europa. Il problema è che se l’Ue vuole ridurre le emissioni di Co2 deve considerare che per ogni tonnellata di acciaio prodotta in Europa si emettono due tonnellate di Co2, mentre in Cina, il principale concorrente, le tonnellate emesse sono tre.

L’idea allo studio sarebbe quella di obbligare esportatori extra Ue a comprare i permessi di emissioni di Co2 per ogni tonnellata di acciaio venduto dell’Ue. A vendere i permessi sarebbero gli industriali Ue che così avrebbero anche incentivi a investire su impianti più ecologici. La relazione di iniziativa dovrebbe arrivare al voto in plenaria al più tardi entro ottobre 2015.

I rappresentanti di Terni hanno spiegato che il problema è la decisione dell’Antitrust Ue di impedire la vendita dello stabilimento. Patrizia Toia, che è anche vicepresidente della commissione Industria, ha detto che anche se le regole sulla concorrenza sono state fatte quando non era così forte la concorrenza extra Ue lei chiederà che si porti avanti il piano europeo dell’acciaio da valorizzare. “Noi dobbiamo chiedere – ha ribadito Toia – che su questo si raddoppi l’impegno”.

Aggiornamento ore 21,35: Attualmente la trattativa tra azienda, Governo, sindacati e istituzioni locali si sta concentrando solo sulla mobilità volontaria: ballano ancora 80 posti di lavoro che l’azienda vuole tagliare (o con l’esodo incentivato o, se non ci fossero volontari, attraverso licenziamenti). Ancora da risolvere anche la questione legata alle ditte dell’indotto (come accennato prima, si è già parlato dell’Ilserv ma non c’è ancora un accordo complessivo sulle garanzie per i lavoratori).

Aggiornamento ore 23,40: Come in tante altre occasioni, si continuano a registrare progressi a cui fanno seguito improvvisi passi indietro. In un tweet il segretario di Cgil Terni, Attilio Romanelli, parla di atteggiamento ondivago da parte dell’azienda. Insomma, da quello che filtra, il clima al tavolo è cambiato: l’accordo pare ora più distante.

Aggiornamento ore 1,20: Mentre dal Mise non giungono ancora notizie di un possibile accordo in tempi rapidi, a far discutere sono 5 tweet scritti dall’europarlamentare Curzio Maltese. Dopo aver partecipato all’incontro a Strasburgo (descritto poco sopra in questo articolo), Maltese ha twittato in rapida sequenza:
1) “Ue impegna migliaia di miliardi per salvare le banche, ma non riesce a proteggere la cultura industriale, tra le nostre prime ricchezze”;
2) “Acciaierie Ast rappresentano una storia gloriosa, sono proprietà morale della popolazione di Terni”;
3) “Thyssen Krupp, violando gli impegni già presi, ha deciso che a Terni non si fabbricherà più acciaio”;
4) “Governo italiano ha enormi responsabilità, ma bisogna correggere anche gli errori della passata Commissione Europea”;
5) “Dobbiamo obbligare le multinazionali a rispettare le regole che ci siamo dati”.

Parole preoccupanti, soprattutto quelle che riferiscono della decisione di Thyssen di non produrre più acciaio a Terni. Per ora non è dato sapere di quali (nuove?) informazioni sia entrato in possesso stasera l’eurodeputato. Cercando di interpretare quei brevi scritti, par di capire che Maltese abbia appreso che Tk procederà alla dismissione dell’area a caldo dell’Ast: non solo lo spegnimento di un forno (che l’azienda vorrebbe portare a termine tra due anni, previa verifica delle condizioni di mercato), ma quello di entrambi.

Aggiornamento ore 8: Ancora un rinvio dopo l’ennesima notte in cui non si è riusciti a trovare un accordo. Il negoziato è stato aggiornato a venerdì mattina alle 9, con l’eventualità di proseguire martedì. Per i sindacati “si sono determinate le condizioni per proseguire il confronto su Piano industriale, salario e clausola sociale”.

In una nota di Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Ugl, si legge che “contemporaneamente l’Azienda ha chiesto qualche giorno di tempo per verificare ulteriori disponibilità volontarie all’uscita incentivata, anche al fine di evitare il ricorso alla clausola sui licenziamenti”. Per quanto riguarda i lavoratori di Ilserv, una delle ditte esterne, l’Azienda ha informato la delegazione sindacale che è in corso una trattativa tra la ThyssenKrupp e Harsco a Essen. “Fermo restando le giornate di oggi e venerdì, la rsu di Ast – è detto ancora nella nota sindacale – si impegna ad elaborare un nuovo programma di scioperi finalizzato a portare avanti le iniziative di lotta in corso”.

Aggiornamento ore 12: In una nota congiunta del ministero dello Sviluppo economico e del ministero del Lavoro è scritto che il negoziato prosegue ad oltranza dopo gli ulteriori significativi passi in avanti registrati nel tavolo tra Governo, azienda e sindacati terminato nelle prime ore della mattina.

Maurizio Landini afferma: “Abbiamo trattato fino alle 5 di stamane. Il negoziato prosegue domani e martedì. Rimangono ancora delle distanze, nonostante alcuni passi in avanti. L’azienda vorrebbe che noi firmassimo i licenziamenti. Ma noi non li firmeremo mai né alla Thyssen né da altre parti. C’è ancora l’idea di voler abbassare il salario aziendale su questo non ci stiamo, e in più l’azienda vorrebbe mano libera nella riorganizzazione delle imprese e nel cambio degli appalti. Per noi questi sono punti delicati”.

Aggiornamento ore 13: Il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Marco Cecconi, in una nota commenta un recente atto di indirizzo del capogruppo Pd sull’area di crisi complessa. Scrive Cecconi: “Sulla questione dell’Ast e delle contromisure da prendere per il futuro, il PD ternano naviga talmente tanto a vista, da entrare continuamente in contraddizione con se stesso. Delle due l’una: o l’accordo propinato dal governo-Guidi per le acciaierie è il miglior accordo possibile (salvaguardia del sito, rilancio degli investimenti, tutela delle produzioni su due forni, bla bla bla): e allora le condizioni per l’area di crisi complessa proprio non ci sono. Oppure, al di là delle dichiarazioni di rito, quell’accordo è l’anticamera del de profundis della fabbrica ternana”.

Prosegue il consigliere: “Dal ministro Guidi in giù, a Roma come in Umbria, tutto il Pd si è sbracciato a dire che l’ipotesi in campo è la numero uno: e allora proprio non si capisce perché adesso il Pd ternano, con il capogruppo Cavicchioli in testa, riciccia l’argomento dell’area di crisi complessa, che fra l’altro proprio il Pd in Regione aveva di fatto sotterrato. Se va bene così e per il futuro non ci sono ombre, che problema c’è…? La verità è che niente imbarazza il Pd tanto quanto la verità: ed è per questo che continuano a giocare con le parole, con le condizioni di bisogno del nostro territorio e con la buona fede delle persone. Magari in attesa di un po’ di prebende (quelle che arriverebbero con l’area di crisi complessa), da sminestrare nel solito modo”.

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