Buco diocesi di Terni: Procura indaga per truffa e bancarotta. Paglia: ”Tutto regolare”

La Procura della Repubblica di Terni indaga sul buco da 18 milioni di euro della diocesi di Terni: le ipotesi di reato avanzate dal pm Elisabetta Massini sono truffa e bancarotta. Lo scrive questa mattina il Corriere della Sera, a firma di Fiorenza Sarzanini. La notizia era stata anticipata ad inizio febbraio scorso (qui l’articolo) e trova ora conferma nella principale giornalista di cronaca giudiziaria del quotidiano milanese.

Tutto ruota intorno a spericolate operazioni immobiliari compiute da società intestate a persone con ruoli di spicco all’interno della diocesi (come riportato qui). Dal palazzo delle scuole Orsoline, all’immobile del Grand Hotel Terme Salus Pianeta Benessere di Viterbo, passando per tante altre operazioni: un intreccio di rogiti e cemento che avrebbero svuotato le casse creando un buco di 18 milioni di euro (c’è chi ipotizza cifre superiori).

L’ultima “strana” operazione venuta a galla riguarda il castello di San Girolamo di Narni. L’immobile nel 2011 è stato ceduto dal Comune per un milione e 760 mila euro; ad acquistarlo il trio così composto: “Sim, Società iniziative immobiliari” (700 mila euro), Diocesi di Terni (900 mila euro) e Ente seminario vescovile di Narni (160 mila euro). La Sim è di proprietà di Luca Galletti e Paolo Zappelli, due persone con incarichi di spicco nella diocesi e risultati essere al centro di molte società e operazioni immobiliari. Il castello sarebbe dovuto essere trasformato in uno splendido albergo: almeno in teoria perché in pratica non è stata trovata traccia del progetto di ristrutturazione. La Procura sta quindi cercando di trovare una spiegazione a questo investimento. A quanto pare negli accordi è stata inserita una clausola di recesso per i due istituti religiosi: il sospetto è che la partecipazione di diocesi e seminario vescovile fosse solo una copertura e che la gestione immobiliare sarebbe quindi stata lasciata in esclusiva alla società. Venerdì scorso la polizia ha sequestrato documenti presso il Comune di Narni.

Monsignor Paglia, vescovo di Terni dal 2000 al 2012 e oggi in Vaticano come presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, nega di aver ricevuto un avviso di garanzia e afferma che “tutto si è svolto in maniera regolare”. Paglia spiega di aver avuto ben nota la sofferenza economica in cui versava la diocesi. “C’era un problema già nell’amministrazione precedente e poi abbiamo intrapreso la costruzione di vari complessi parrocchiali. Il denaro utilizzato per la ristutturazione di immobili o di chiese che doveva rientrare dalla casse parrocchiali non è arrivato e ciò ha aggravato il debito sul quale già pesavano anche alcune acquisizioni di immobili per uso diocesano. Era stato fatto un ripiano attraverso la vendita di alcuni immobili non più utilizzati. La crisi ha reso tutto più difficile. Abbiamo preferito non svendere gli immobili, ma questo ha fatto sì che le esposizioni bancarie pesassero in maniera pesantissima. Tutto è stato fatto in accordo con i consigli di amministrazione e con l’Istituto per il sostentamento del clero”.

Ieri il “commissario” della diocesi ternana inviato dal Vaticano, l’amministratore apostolico Ernesto Vecchi, per la prima volta ha affrontato l’argomento del buco ed ha dichiarato: “Anche io ho qualche guaio risolvibile, qualche debituccio. “I debiti ci sono, bisognerà cercare di risolvere i problemi insieme. Io cercherò di preparare la via a un giovane vescovo”.

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