Il think tank Terni Valley a tutto campo, tra disoccupazione e mobilità

Torna a farsi sentire il think tank Terni Valley, con due comunicati su due temi molto importanti per la nostra città.

Il primo, firmato da tutto il gruppo dei lavoro, si focalizza sull’attuale situazione lavorativa a Terni, dove, la disoccupazione negli ultimi anni ha visto un drastico incremento.

IL COMUNICATO

“2.550. Duemila-cinquecento-cinquanta. Ripetiamo, Duemila + cinquecento + cinquanta. Non è un bel numero. Sono i posti di lavoro che la nostra città ha perso dal 2008 al 2016. 2550 persone. 2550 famiglie. Il presente di Terni. Il futuro di Terni. Il simbolo di un qualcosa andato storto.”

“Creare lavoro. Questo dato è stato recentemente portato all’attenzione della città dalla CGIL. Apprendiamo con sconcerto che nessuna delle principali forze politiche ternane abbia sentito il bisogno di dire qualcosa a riguardo. Non ci stupisce: non lo hanno fatto in questa occasione come non lo fanno mai. Terni Valley non nasce per parlare dei problemi della città o per dedicarsi alla sterile arte dell’attacco all’avversario politico. Nasce per studiare come risolverli. Come abbiamo scritto nel nostro manifesto e nella nostra idea di città, tornare a creare lavoro, un lavoro sostenibile e a misura di XXI secolo, dovrà essere l’imperativo categorico delle future classi dirigenti ternane.”

“Una nuova classe dirigente. Le idee possono essere tante e i nostri sei gruppi di lavoro stanno lavorando a regime per trovare le strategie migliori attraverso le quali fare in modo che Terni torni a essere una città in cui tornare a costruirsi un futuro. Non ce la facciamo più a vedere i fratelli, figli e nipoti di noi ternani partire con un biglietto di sola andata e poi rientrare solo in occasione delle feste di Natale. Perché questo è quello in cui si sta trasformando Terni e in cui si trasformerà se una nuova classe dirigente foriera di nuove idee e di un nuovo modo di far politica non assumerà le redini della nostra città.”

“Competenza. Le nostra ricetta è molto semplice. Si chiama merito. Si chiama “dimmi cosa sai fare, non chi conosci”. Si chiama mettere insieme le migliori eccellenze presenti nel nostro territorio. Negli ultimi anni una buona parte della classe dirigente ternana è stata selezionata per obbedienza, non per competenza. E i pessimi risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il lavoro si crea con il merito. I 2550 posti di lavoro persi negli ultimi anni torneranno in città solo con il merito e la competenza al governo. Noi siamo nati per questo e questo continueremo a fare.”

“Le proposte. I primi frutti di Terni Valley si chiamano proposte concrete per la città e si pongono proprio l’obiettivo di iniziare a creare quei 2550 posti di lavoro persi in questi anni, per poi spingersi oltre, perché la Terni che abbiamo in mente noi non è quella di un passato idealizzato, ma una nuova frontiera di benessere, sviluppo e innovazione. I nostri primi progetti servono a questo. Quando noi proponiamo un nuovo piano industriale, di valorizzare il rapporto della città con il fiume Nera, di coinvolgere i cittadini nella gestione dei beni comuni, di creare un polo universitario ternano, di investire sulla cultura e di ripensare la gestione del turismo nel nostro territorio, pensiamo proprio a questo, a ricreare quei 2550 posti di lavoro persi in questi anni.”

Altro tema importante, sui cui interviene il responsabile del gruppo di lavoro sull’urbanistica Matteo Romanelli, è quello della mobilità, con particolare riferimento al ponte pedonale della stazione e alla metro di superficie:

“Pensiamo che se si debba affrontare il tema “mobilità alternativa”, che si debba parlare di un piano urbano ad hoc, non di interventi puntuali e scollegati come quello che oggi rappresenta la metropolitana Terni – Cesi. Questo progetto è stata una grande occasione mancata, che avrebbe potuto davvero risolvere il problema del collegamento Terni Nord – Terni Centro, ad oggi solo carrabile. Oggi, però, non possiamo non domandarci se questa infrastruttura serva ancora o se, forse, ci sia bisogno di un’idea ancora più forte e innovativa, come la progettazione ex novo del collegamento di Ponte Le Cave, ad oggi solo carrabile.”

Sia chiaro – continua Romanelli – la metro di superficie potrebbe essere un buon mezzo per sgravare il traffico di collegamento tra periferia e centro, ma non basta. Soprattutto devono essere chiari i costi (guardiamo al Minimetró di Perugia) e serve una campagna di informazione e sensibilizzazione per far capire cosa vuol dire inquinamento causato dai mezzi privati e come favorire il mezzo pubblico. Nel 2017 è obbligatorio avere un PUMS (Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile) per l’intero territorio della Conca, non solo per Terni.”

Infine – conclude – dobbiamo (nuovamente) evidenziare una problematica che ormai purtroppo è una costante: la mancanza di competenze nella progettazione della Pubblica Amministrazione e dei suoi uffici tecnici. L’esempio lampante è il nuovo ponte ciclopedonale sulla stazione, che porta ad un piccolo parcheggio su via Proietti Divi, scollegato da tutto (mezzi pubblici compresi) e che è ancora chiuso. Un’opera che avrebbe dovuto collegarsi alla metro di superficie e che ad oggi non esiste. Un’opera che deve ancora essere conclusa, costata moltissimo e di cui non riusciamo a comprendere l’utilità. Almeno per come è ora.”

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