Il vice sindaco Paci rinuncia al 50% di indennità. Nel bilancio del Comune altri tagli ai costi della politica

Nei giorni scorsi si era parlato della proposta di ridurre le indennità degli assessori del 10%. Il vice sindaco ed assessore al Bilancio, Libero Paci, è andato ben oltre la richiesta avanzata dal sindaco Leopoldo Di Girolamo: rinuncerà al 50% della propria indennità. Fino ad oggi ha percepito 4000 euro lordi (2700 netti) che dal prossimo mese si dimezzeranno.

Una nota del Comune mette inoltre in evidenza ulteriori tagli ai costi della politica operati nel bilancio preventivo 2012 approvato ieri dalla Giunta. “Si è intervenuto anche sul costo della politica con misure e scelte che testimoniano la sensibilità e il senso di responsabilità di questa amministrazione. La rinuncia del sindaco all’indennità seguita dalla decisione della giunta municipale di una autoriduzione degli emolumenti ed altre misure hanno dato luogo, su base annua, ad un risparmio complessivo di 257.000 euro, passando dai 684.000 del 2011 agli attuali 427.000 euro; relativamente alle indennità della giunta si realizza una economia, sempre su base annua, di 127.000 euro, passando dai 469.000 euro del 2011 agli attuali 342.000 euro.

Qui sotto la lettera del vice sindaco Libero Paci con la quale annuncia al sindaco la decisione di autoridursi l’indennità:

“Come preannunciato nella riunione di giunta del 24 maggio Ti confermo l’intenzione di ridurmi del 50% l’indennità percepita dal Comune di Terni.

Tale atto, resosi possibile in quanto dall’anno in corso ho maturato la pensione di anzianità, lo reputo doveroso a fronte dei tanti sacrifici chiesti ai cittadini, sacrifici ai quali non può sottrarsi chi è chiamato a ruoli di responsabilità ai diversi livelli istituzionali.

Ritengo purtuttavia che questa mia personale scelta debba essere adeguatamente motivata per rifuggiare da ogni tentazione populista e per non accreditare ragionamenti sbagliati e fuorvianti sulla “casta” e sui costi della politica.

Gli amministratori dei Comuni chiamati ogni giorno ad operare in condizioni difficilissime per garantire i servizi ai cittadini non possono certo essere assimilati alla “casta”, e non sono certo le indennità di questi amministratori a rendere oramai insostenibili i costi della politica nel nostro paese; i privilegi, gli eccessi vanno ricercati altrove.

Il tema dei costi della politica va affrontato con equilibrio e determinazione sapendo pur tuttavia che la democrazia ha un costo, chi è chiamato a funzioni pubbliche va remunerato, l’alternativa è il ritorno al passato ad una società nella quale la politica e le funzioni del governo erano demandate ai notabili, ai ceti abbienti, a pochi privilegiati.

Nel mentre con questo atto segnalo l’esigenza di una maggiore sobrietà da parte di chi è preposto al governo della cosa pubblica, rivendico per gli amministratori locali chiamati a compiti impegnativi e di frequente ingrati, le condizioni per espletare in libertà e autonomia la loro funzione.

Dentro questo ragionamento si colloca la mia decisione che è in totale coerenza con lo stile e le scelte della Tua sindacatura”.

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