Italia Nostra: ”Terni come Pompei, torri medievali si sbriciolano”. Un progetto per salvarle, foto

Italia Nostra lancia l’allarme: le torri medievali di Terni si stano sbriciolando nel silenzio generale. In un comunicato Giuseppe Cassio, vicepresidente della sezione ternana dell’associazione, iscrive quanto sta avvenendo nella Conca nel tristemente diffuso fenomeno italiano di lasciar morire enormi patrimoni storici e culturali. Un fenomeno ben rappresentato dai continui e recenti crolli di Pompei. Italia Nostra, di fronte allo scempio, ha deciso di lanciare il progetto “Save identities” volto a salvare le strutture medievali anche grazie al contributo dei Restauratori Senza Frontiere.

Un’iniziativa dall’elevato valore che conferma la grande importanza che Italia Nostra riveste a Terni. In particolar modo negli ultimi mesi l’associazione sta portando avanti un’intensissima attività a tutela dell’ambiente e del patrimonio storico e culturale, tanto da essere ormai il più autorevole punto di riferimento in decine di importanti questioni.

Il comunicato di Giuseppe Cassio di Italia Nostra Terni:

I crolli di Pompei sono l’apice di un fenomeno tristemente diffuso nel nostro Paese e, di conseguenza, anche a Terni, città che annovera un territorio ricco di patrimonio storico che attende un piano concreto di valorizzazione. È ciò di cui si sta occupando Italia Nostra con il progetto ‘Save identities’ che riguarda in particolare testimonianze storiche e torri medievali dislocate sugli speroni di Sant’Erasmo e Cesi, ivi compresa Rocca San Giovanni sopra Piedimonte, che si stanno letteralmente sbriciolando. A tale scopo è stato allacciato un primo contatto con la nuova realtà italiana Restauratori Senza Frontiere.

Insieme ad alcuni esperti e a un gruppo di appassionati arrampicatori capeggiato dal ternano Massimiliano Massi, ieri si è constatato unitamente il grave stato conservativo delle fortificazioni e l’urgenza di avviare una serie di interventi provvisori, ma indispensabili per arginare ulteriori danni che rischiano di scalfire il volto di un territorio, come quello ternano, espressivo di un’identità dimenticata composta da una fitta maglia di fattori naturali e antropici. In tal senso le torri e le rocche sono documenti irrinunciabili – come il paesaggio che le circonda – e chiedono interventi concreti e improcrastinabili perché gli sia consentito di continuare a svolgere la loro funzione naturale ossia quella di tramandare la grande storia della ‘conca’ ed essere finalmente fruibili dal pubblico rilanciando l’attività turistica di tipo escursionistico sul territorio.

L’atteggiamento scelto si orienta perciò sulla valorizzazione delle strutture difensive medioevali inserite nel contesto paesaggistico naturale così da esportare il piano in altre zone del Paese come condizione essenziale per la protezione prioritaria su cui impostare un processo sostenibile di nuovo valore. Ora, quindi, la messa a punto del progetto che nasce dal basso, si autorganizza, punta dal particolare al generale, si muove dal punto in cui è nato per raggiungere le varie forme di eredità culturale, l’ambiente, il paesaggio intesi come beni comuni.

Il progetto persegue scelte ragionate e altamente qualificate, con il saggio uso delle risorse e una piena fiducia nel coinvolgimento delle realtà locali che si facciano protagoniste e mecenati del proprio habitat nella convinzione che tutto si perde con l’indifferenza, tutto si guadagna con la conoscenza.

Viste le pesanti condizioni in cui si trova il nostro Paese, non possiamo far altro che rimboccarci le maniche per difendere il nostro patrimonio e l’identità collettiva. L’uso oculato delle risorse disponibili e un programma di conservazione preventiva rallenterà il degrado delle strutture difensive medievali e assicurerà la fruibilità continuativa per lo sviluppo del turismo culturale ed escursionistico.

Si propende quindi per un itinerario sentieristico dedicato alle rocche e alle torri che si aggiunga ai percorsi culturali urbani, indispensabili a soddisfare quel latente bisogno di autenticità dei cittadini. Questo perché Terni, che appartiene a quella regione da cui prese avvio nel 1975 il Piano pilota di Giovanni Urbani, non può trascurare il contesto in cui si trovano i beni culturali, ossia il loro ambiente. Una sana abitudine ancora troppo lontana dall’essere praticata specialmente laddove manca una ‘cultura’ della prevenzione che genera situazioni-limite come quelle che interessano, ad es., la fontana di piazza Tacito, la cinta muraria urbana, le ville e i parchi storici, cui si aggiunge una serie di testimonianze fondamentali del patrimonio storico della ‘conca’ in condizioni end of pipe. Tutto ciò genera bruttezza e mancato senso di civiltà”.

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