Italia Nostra Terni: ”Finisce a Perugia il 90% della tassa pagata da Tk per discarica Ast”

Thyssenkrupp crea montagne di rifiuti a Terni e per farlo paga una tassa minimale che, ulteriore beffa, finisce quasi completamente a Perugia. E’ il presidente di Italia Nostra Terni, Andrea Liberati, a denunciarlo riportando gli importi pagati negli ultimi 10 anni e a far sapere che nei giorni scorsi la multinazionale ha ufficialmente richiesto di ampliare la discarica di Pentima.

Secondo Liberati, l’ambiente di Terni è stato svenduto a Thyssenkrupp che “dopo la macelleria ambientale passa invariabilmente a quella socio-occupazionale”.

Il comunicato di Andrea Liberati:

“Sarebbe bastato ricordare Tito Livio per capire cosa sarebbe accaduto. Dum Romae consulitur, Interamna Nahars expugnatur: mentre a Roma si discute, Terni viene espugnata. E’ la variante odierna alle parole dello storico latino sulla conquista di Sagunto da parte di Annibale nel 219 a.C.

Allo stesso modo oggi il temporeggiare, attendere, sperare nell’Europa, attaccarsi al sindacato, tirare i paramenti al vescovo, dichiarare ‘irricevibile’ un piano per poi andare a trattare, sono segni di una chiara confusione di idee in sede locale. Idee da tempo finite sotto la pressa.

E lo stesso accade anche per l’ultradiscarica industriale che Thyssen, dopo la distruzione di questi mesi, vorrebbe ancora ampliare.

Infatti, alla Conferenza dei Servizi tecnica del 7 ottobre, svoltasi presso il Ministero dell’Ambiente, l’azienda teutonica ha ufficialmente ribadito di voler ‘appoggiare’ le proprie scorie anche sopra la ex discarica comunale di Pentima, non ancora cristallizzata e a rischio di possibili esplosioni di metano qualora vi fosse un collasso strutturale determinato dal peso dei rifiuti siderurgici. Soprattutto quella discarica ex comunale –al pari delle altre di Pentima e Valle- andrebbe viceversa rapidamente bonificata, giacché determina un rilevante inquinamento da azoto ammoniacale nelle falde acquifere, attestato in relazioni idrogeologiche pubbliche e ufficiali.

ARPA e Provincia si oppongono per ora all’assurdo piano Thyssen, del tutto inutile se l’azienda fosse costretta, magari da una rediviva Magistratura, a rispettare normative finora conculcate, a partire dalla stessa AIA che, su questo punto, impone il recupero della scoria.

Le parole di Tito Livio devono però essere aggiornate al regionalismo: Dum Augustae Perusiae consulitur, Interamna Nahars expugnatur: anche a Perugia si discute molto. Intanto Terni subisce.

Così, per le milioni di tonnellate di scorie bellamente sversate sulle nostre colline, Thyssen paga cifre modestissime, un’eco-tassa conveniente a chi, in tal modo, non è affatto indotto a investire sull’ambiente, mentre prosegue il danno miliardario cagionato dal cromo esavalente e dagli altri metalli pesanti precipitati nelle falde acquifere, danno che inspiegabilmente nessuno reclama né dallo Stato, vecchio gestore, né tantomeno dalla Thyssen stessa.

Ebbene, secondo legge regionale, dal 1997 il 90% di quel denaro finisce ovviamente a Perugia, mentre un misero 10% torna alla Provincia. Eccone gli importi complessivi:

anno 2003 € 485.916,84

anno 2004 € 571.853,00

anno 2005 € 610.324,18

anno 2006 € 522.664,54

anno 2007 € 490.753,81

anno 2008 € 487.033,08

anno 2009 € 410.621,03

anno 2010 € 531.988,60

anno 2011 € 549.825,56

anno 2012 € 605.672.66

anno 2013 € 570.957,59

Terni ha dunque svenduto l’ambiente ai tedeschi, cedendone oltretutto a Perugia i 30 denari ricavati. Al contempo nessuno lamenta i danni fin qui cagionati, né richiede le centinaia di milioni necessarie alle bonifiche e all’ambientalizzazione delle produzioni: frattanto i tedeschi, dopo la macelleria ambientale passano invariabilmente a quella socio-occupazionale.

Del resto, chi non rispetta l’ambiente, può tenere in qualche considerazione coloro che in quell’ambiente vivono e lavorano? Dum Romae, dum Perusiae consulitur…”.

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