L’eterno contrasto di Leonardo Martellucci, il pittore ternano che espone opere nel mondo

Si è avvicinato alla pittura a 14 anni, osservando sua madre che, per divertimento, eseguiva simpatiche caricature. A 23 anni è rimasto folgorato da pittori come Kooning e Pollock ed ha sposato l’espressionismo astratto e la tecnica del dripping (gocciolatura). Da allora, l’artista ternano Leonardo Martellucci, ne ha fatta di strada. Ha iniziato ad esporre le sue opere a Terni, al “Cavour Art” e alla galleria Canovaccio, arrivando a conquistare spazi in mostre in altre città italiane e a New York, San Pietroburgo, Londra, Barcellona, Berlino.

Oggi, a 32 anni, dopo aver riscosso apprezzamento in giro per il mondo, Martellucci ringrazia Terni, una città che non investe nella cultura ma che vanta comunque “grande fermento intorno all’arte. Ci sono anime capaci di cogliere la bellezza e in generale c’è una subcultura molto positiva che purtroppo non è assolutamente valorizzata”. L’esempio del disinvestimento nell’arte è la cancellazione di Cavour Art che per Martellucci rappresenta “una grande assenza. Ci sono infatti talenti senza sbocchi e per loro Cavour Art rappresentava una bellissima vetrina, che permetteva di ottenere grande visibilità e consentiva anche di vendere qualche opera”.

Proprio la sua prima vendita, insieme alla prima mostra personale nella galleria Canovaccio e l’emozione della sua compagna di fronte ad una sua opera, rappresenta una delle maggiori soddisfazioni poiché, spiega Martellucci, “la vendita è il culmine di un processo che dura anni. Il distacco dalla propria opera è doloroso ma necessario: il messaggio che contiene deve arrivare ad altri”.

L’alienato
Ovunque Salvezza

Tra le proprie opere cui è più affezionato, Martellucci cita “L’alienato” “che rappresenta lo spirito del nostro tempo, data la situazione storico-politica” ma anche “Ovunque Salvezza”, “una salvezza dell’anima, della coscienza, non intesa in senso religioso”. Eterno contrasto non è allora soltanto il nome del suo sito internet (qui il sito) e di una delle sue mostre personali ma può essere una chiave di lettura della sua arte. Ci sono dipinti impregnati di pessimismo, altri pervasi dall’ottimismo, c’è la gioia incontenibile (“Ecco la gioia”) e la figurazione di una profonda tristezza (“La tristezza di un pagliaccio”), c’è il volto cupo della paura (“Fobie”) e la rappresentazione di un amore trionfante (“Tripudio dell’amore”). In contrasto sembrano anche due opere che parlano dell’Italia: c’è “La disfatta del genio italico” in cui il volto di Leonardo Da Vinci si consuma fino a rimanere teschio, ma c’è anche “Nonostante italiano” in cui il tricolore che emerge con forza dallo sfondo sembra rivendicare, nonostante tutto, un’appartenenza irrinunciabile.

La disfatta del genio italico

Nelle opere di Martellucci la libertà è un tema ricorrente e con “Illusione di libertà”, in cui un volto pietrificato sembra cadere nel vuoto, sembra riprendere il concetto di Spinoza secondo cui la libertà è solo una credenza, un illusione appunto, proprio come quella di una pietra che, precipitando dall’alto per effetto della forza di gravità, pensasse di “essere libera di persistere nel movimento per nessun’altra causa se non perché lo vuole”. La privazione di libertà sarà invece il tema al centro del suo prossimo lavoro: “Ho in mente una mostra personale sugli indiani d’America e su altri popoli oppressi”.

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