Nascondevano preziosi reperti archeologici, due coniugi pensionati denunciati

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Marito e moglie, pensionati, con la passione per l’archeologia. Un hobby che però deve avergli preso troppo la mano. Tanto che ieri pomeriggio i carabinieri di Papigno hanno sequestrato nella casa dei due coniugi reperti archeologici che risalirebbero a un periodo compreso tra l’ottavo e il terzo secolo avanti Cristo, presumibilmente provenienti da scavi clandestini. L’uomo, F.L., e la donna, G.L., entrambi settantenni, sono stati denunciati a piede libero con l’accusa di concorso in detenzione illegale di materiale d’interesse archeologico.

Gli oggetti sono stati scoperti all’interno dell’appartamento, posti sopra una mensola del soggiorno e in una vetrina, nel corso di attività investigativa riguardante un altro procedimento (l’uomo è infatti già risultato inquisito in passato). Grazie alla collaborazione della Sovrintendenza ai beni archeologici di Perugia i carabinieri hanno allora ottenuto elementi tali hanno chiesto e ottenuto dal sostituto procuratore Elisabetta Massini un decreto di perquisizione per recuperare i reperti.

Sono stati così sequestrati vasi Kantharos, Skyphos e un vaso Olpe e un piatto in ceramica, tutti in bucchero e risalenti presumibilmente all’ottavo secolo avanti Cristo. Inoltre sono stati recuperati anche dieci vasetti miniaturistici per uso rituale, tre frammenti di testina femminile e un piede, tutti in ceramica e databili nel III secolo avanti Cristo. I due coniugi si sono difesi riferendo ai carabinieri di aver comprato gli oggetti molti anni fa in un mercatino di Porta Portese a Roma.

Secondo la sovrintendente Maria Cristina De Angelis – presente oggi alla conferenza stampa – il vasellame è “molto interessante in quanto autentico e di pregevole fattura” e farebbe parte di “un corredo conservato in un’unica tomba”. Difficile, secondo gli esperti, stabilire l’area di provenienza, anche se è verosimile che sia nel centro Italia. Reperti analoghi a quelli rinvenuti sono esposti presso il museo archeologico di Terni. Dopo una prima perizia tecnica il materiale è ora in custodia presso la Sovrintendenza.

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