Retroscena su vertenza Ast 2014, Liberati: “300 lavoratori dovevano uscire con amianto ma sindacati si opposero”

Nuovi importanti retroscena sulla vertenza Ast del 2014 che si concluse dopo mesi di scioperi e mobilitazioni. Le porta alla luce il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea Liberati, che riporta la sintesi di un documento governativo.

In sostanza, spiega Liberati che la vertenza si sarebbe potuta chiudere molto prima di quanto non sia avvenuto visto che si era raggiunto un accordo, già firmato dal ministro, per l’uscita per amianto di 300 operai (che sarebbero andati in pensione anticipatamente con il classico “scivolo”). Accordo che però è saltato a causa dell’opposizione da parte dei sindacati. Liberati chiede di conoscere le ragioni che hanno portato a far saltare quella soluzione.

LA VERTENZA Come si ricorderà, la vertenza delle acciaierie di Terni iniziò a luglio 2014, con la presentazione del piano “lacrime e sangue” da parte di Thyssenkrupp. Ad ottobre arrivò la proposta della multinazionale tedesca che prevedeva incentivi da 80 mila euro alle uscite volontarie di almeno 290 lavoratori; proposta che fu poi ampiamente ripresa nell’accordo finale firmato il 2 dicembre 2014 e successivamente accettato dai lavoratori attraverso un referendum.

Il comunicato di Andrea Liberati:

“E’ pervenuto al Gruppo M5S in Regione un rilevante documento di fonte governativa e non anonimo –la cui sintesi è in allegato.

Alla luce di tale scritto e stando a conferme ricevute da interlocuzioni di alto livello, la storia della vertenza Thyssen-AST di Terni dovrebbe esser parzialmente riscritta: infatti il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, fece sorprendentemente marcia indietro dopo aver già firmato l’atto con cui il Governo concedeva obbligatori benefici di legge a circa 300 lavoratori Thyssen-AST esposti all’amianto (già precedentemente accordati ai lavoratori ILVA di Genova e Taranto), benefici allora peraltro puntualmente richiesti da una mozione parlamentare a prima firma del senatore Stefano Lucidi del M5S.

L’iniziativa ministeriale –che chiudeva anticipatamente la drammatica vertenza- fu infatti totalmente sgradita ai vertici nazionali di alcuni sindacati. Costoro, venuti a conoscenza della misura adottata, si mobilitarono impetuosamente, ma senza far chiasso -tanto che veniamo a conoscenza di certi ‘minuzie’ soltanto oggi.

Quei documenti, ancorché sottoscritti, furono quindi strappati e le cose ripresero poi secondo i consueti parametri italici, quelli dello stucchevole teatrino parolaio che non sembra portare grandi fortune al Paese e alla sua manifattura.

Il resto della storia è noto: molti giovani dipendenti Thyssen si licenziarono con l’incentivo, tanti dei quali senza mai più ritrovare lavoro e, in assenza di cultura finanziaria, bruciando rapidamente ingenti risorse. Tra le memorabilia ricorderemo le posizioni di sindacalisti fuoriusciti con decine e decine di migliaia di euro.

L’esito è che i meno giovani, quelle centinaia di lavoratori che per legge potevano e dovevano andare in pensione anticipatamente, perché per lungo tempo esposti alle fibre di amianto, sono per lo più costretti a restare, in condizioni di salute non di rado precarie e comunque a rischio, come dimostreremo presto. E’ giusto?

Su questa vicenda il M5S chiederà chiarezza a tutte le Istituzioni che hanno recitato ruoli da protagonista nella drammatica vertenza Thyssen-AST. Non finisce qui”.

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