Terni, Araba Fenice: dall’Opera alla danza con il Trio Rospigliosi

Ancora un doppio appuntamento nella Stagione Concertistica dell’Araba Fenice. Sabato 10 dicembre in anteprima a Guardea nella sala Consiliare alle 17.30 e poi domenica 11 dicembre nello stesso orario a Terni presso l’Auditorium Gazzoli, sarà ospite il Trio Rospigliosi, composto da Lapo Vannucci alla chitarra, Rieko Okuma al flauto e Luca Torrigiani al pianoforte.

Spiegano gli organizzatori che quello eseguito dal Trio Rospigliosi sarà un programma musicale vario, divertente con molti motivi dati dalla diversità di formazione proposta dai brani, e grazie ad un percorso sonoro che viaggerà fra brani d’Opera rivisitati e Danze scritte da autori del ‘900.

Dall’Opera alla Danza, sarà questo il titolo del doppio concerto che vedrà la sua apertura con un brano di Gioacchino Rossini, Ouverture de “L’Italiana in Algeri”. Sarà poi eseguito Plaisir d’amour del parigino Jean-Louis Tulou famosissima canzone d’amore scritta nel 1784 da Jean Paul-Égide Martini su un testo poetico di Jean-Pierre Claris de Florian e di cui innumerevoli sono state le versioni sia strumentali che vocali. Ricordiamo quelle di Beniamino Gigli, Tito Shipa, Placido Domingo, Nana Mouskouri, Fritz Wunderlich e Joan Baez.

Poi il Trio Rospigliosi si cimenterà su un brano di un giovane compositore Francesco De Santis che ha trascritto un celebre brano della Butterfly di Puccini, dal titolo: ”Fly Trio da “Madama Butterfly di Puccini”, scritto appositamente per la loro formazione.

Dopo i primi tre pezzi dedicato all’Opera e al Bel Canto, spazio alla danza con la Danse Macabre di Camille Saint-Saëns Il poema sinfonico Danse macabre op.40 fu scritto nel 1874 ed eseguito per la prima volta il 24 gennaio del 1875. Franz Liszt ne fu così entusiasta da farne una trascrizione per pianoforte l’anno successivo. Il tema è quello della Morte che a mezzanotte richiama dalle tombe una serie di scheletri e intreccia con loro, appunto, una danza macabra, finché le luci dell’alba e il canto del gallo non dissolvono tutto.

Del compositore Giuseppe Crapisi la danza Winter Time, dove il compositore miscela gesti ripetitivi e caparbi tipici del minimalismo ad una vena più elegiaca. I due strumenti solisti chitarra e pianoforte raramente si alternano, trovandosi spesso a tessere le loro trame, ora delicate ora ritmiche, per lo più in contemporanea.

Di seguito il Valses poéticos dello spagnolo Enrique Granados, brano straordinario composto da 7 valzer dalla linea melodica che racchiude un arcipelago fatto di valzer lenti, valzer nobili e umoristici, sentimentali con una coda finale fatta di un presto, vivo, intenso e travolgente.

Chiusa del concerto con la Danze Rumene di Bela Bartok, uno dei padri della cosidetta musica moderna. Il brano è composto da sette danze popolari romene originarie della Transilvania: da la danza del bastone, a quella della cintura, alla danza del corno ad una polca allegra e fresca. Bartók fu uno dei pionieri della moderna etnomusicologia, compito che svolse con assoluto rigore e spirito scientifico, ma la sua importanza non venne spesso riconosciuta, soprattutto in America, dove operò gli ultimi anni della sua vita spesso in grame condizioni. La sua grandezza fu riconosciuta solo dopo la morte.

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