Terni, M5S: “Veleni e silenzi: cromo esavalente 34 volte il limite in falde acquifere”

Nuovo allarme inquinamento nelle falde acquifere di Terni: è quello lanciato dal Movimento 5 Stelle che rende noti alcuni preoccupanti livelli di uno dei contaminanti più pericolosi, il cromo esavalente.

Spiegano Andrea Liberati e Thomas De Luca, rispettivamente consigliere regionale e consigliere comunale, che in 5 rilevamenti su 13 sono stati riscontrati livelli di cromo esavalente superiore al limite consentito – in un caso lo sforamento è del 3300% – e in due rilevamenti si è superata lo soglia limite del tetracloroetilene. I pentastellati criticano Arpa per non aver reso subito noti questi dati e parlano di “negazionismo 2.0”.

Il comunicato congiunto di Andrea Liberati e Thomas De Luca:

“Dai dati delle analisi svolte all’interno dell’area del polo siderurgico ternano emerge che, su 13 piezometri monitorati, 5 hanno riscontrato superamenti dei limiti di legge per le acque sotterranee, le falde acquifere sottostanti. Per quanto il cromo esavalente a fronte di un limite di legge di 5μg/l in tre piezometri sono stati riscontrati valori superiori rispettivamente di 8μg/l (+60% oltre il limite), 25 μg/l (+400% oltre il limite), 170μg/l (+3300% oltre il limite). Per quest’ultimo stiamo parlando di valori 34 volte superiori al limite di legge.

Ci chiediamo come sia possibile che ARPA Umbria abbia aspettato due mesi, per comunicare alle istituzioni locali, Comune, Provincia e Regione, le risultanze di queste analisi. A fronte del twit del Direttore dell’ARPA Walter Ganapini che ha affermato di aver comunicato ed inviato già da tempo i dati agli enti, di fronte alla nostra ennesima visita negli uffici abbiamo riscontrato, così come certificato dal protocollo, che solo il 30 maggio questi dati sono arrivati a conoscenza degli uffici. Cosa ben più grave è che questi dati non siano stati posti a conoscenza dell’opinione pubblica da parte di ARPA Umbria ma che ci voglia una forza politica d’opposizione per renderli pubblici. Questo è il negazionismo 2.0 altro che trasparenza.

Ma come se non bastasse due piezometri hanno riscontrato valori superiori di tetracloroetilene fino a 210 μg/l, a fronte di un limite di legge di 1 μg/l. La cosa più sorprendente però è ciò che si legge nella missiva ARPA arrivata il 30 maggio in comune in cui si afferma “In particolare, la rilevazione per il tetracloroetilene è diretta anche a stabilire se la contaminazione, rilevata all’Interno del SIN possa essere correlata a quella che sul finire del 2015 ha coinvolto i pozzi pubblici S. Martino e Mattatoio.” Siamo di fronte ad una svolta senza precedenti che getta ombre inquietanti sulla devastazione ambientale della città. In un piezometro è stata riscontrata una non conformità per quanto riguarda i Solfati, riscontrando un valore di 320 mg/l a fronte di un limite di 250 mg/l.

Quanti anni sono passati prima che venissero svolti i monitoraggi delle acque di falda all’interno dell’area “d’interesse nazionale”? Solo dopo 15 anni dalla sua istituzione abbiamo queste risultanze? Si apre uno scenario nuovo che cambia completamente la prospettiva e in cui chi ha sbagliato dovrà assumersene tutte le responsabilità”.

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