Terni, protesta di cinque immigrati: occupano viale Brin e bloccano traffico

Una protesta pacifica ma clamorosa. Questa mattina a Terni cinque immigrati africani hanno occupato viale Brin: si sono seduti a terra occupando interamente la strada e bloccando il traffico. Dopo qualche decina di minuti sono stati convinti a desistere.

L’iniziativa dei cinque stranieri, tutti rifugiati, era per protestare contro la sospensione di un progetto attivato dall’Arci che permetteva loro di essere ospitati in un appartamento di via Vico e di ricevere soldi per l’acquisto di generi alimentari. Il problema è che l’abitazione sarebbe stata subaffittata dagli stessi beneficiari: in questo modo i rifugiati avrebbero guadagnato affittando ad altri immigrati alcuni spazi dell’appartamento in cui erano ospitati. Da qui la decisione di sospendere il progetto e per tutta risposta l’occupazione della strada che è durata per diversi minuti. Dopo una sorta di trattativa, i cinque hanno deciso di mettere fine alla protesta.

Aggiornamento ore 16,20: Del progetto di sussidio in questione avviato nel 2011 e rivolto ai profughi del Nord Africa) fanno parte sette somali alloggiati nel territorio ormai da tre anni. La protesta sarebbe nata dal ritardo nel pagamento del contributo giornaliero di 2,5 euro previsto per ogni rifugiato, oltre che dalla richiesta avanzata dall’Arci di mettere a disposizione dell’associazione alcuni posti non occupati all’interno dell’appartamento di via Vico che li ospita.

Il presidente dell’Arci provinciale, Francesco Camuffo, spiega: “I sette vivono in un appartamento di 12 posti letto accreditati dalla protezione civile, ma ci impediscono di usufruire dei cinque liberi, ospitando loro conoscenti che non ne hanno diritto. Abbiamo più volte sollecitato lo sgombero degli abusivi, chiedendo anche solo la disponibilità di tre posti letto, ma non abbiamo ottenuto risultati. Si tratta di persone ormai viziate dal sistema Stato, che non è stato in grado di definire i criteri di uscita dei rifugiati dall’emergenza, visto che questo tipo di progetti dura in media un anno e non tre”.

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