Riforma sanità umbra, Di Girolamo e Polli: ”Asl deve rimanere a Terni e ospedale sia autonomo”

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Il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, e il presidente della Provincia, Feliciano Polli, hanno preso una netta posizione per quanto riguarda la riforma della sanità umbra che fa discutere da diverse settimane (http://www.ternioggi.it/verso-la-maxiriforma-della-sanita-umbra-terni-a-rischio-la-asl-forse-salva-cardiochirurgia). Il punto più controverso riguarda la dislocazione delle sedi delle Asl regionali: la riforma prevede che il numero sia ridotto a due dalle attuali 4. Quindi due tra le Aziende Sanitarie Locali (Perugia, Terni, Foligno e Città di Castello) saranno soppresse. La questione che scalda gli animi riguarda l’ipotesi, caldeggiata da parte del Pd regionale e da alcuni assessori della Regione, di mantenere in vita la sede di Foligno per chiudere Terni.

Per Di Girolamo e Polli si tratta di un’ipotesi da rigettare poiché dannosa, non solo per la città e la provincia che rappresentano, ma anche per l’intera Regione. Il loro comunicato non lascia dubbi: “In riferimento alla proposta presentata da alcuni consiglieri regionali del Partito democratico che prevede un’unica Asl per tutta la regione e un’unica azienda ospedaliera, vogliamo ricordare che nel nostro territorio c’è stata una discussione molto ampia e partecipata dopo la presentazione delle linee di indirizzo emanate ad ottobre 2011 dalla giunta regionale. Tale impostazione è stata largamente condivisa ed ha trovato pieno riscontro nel documento approvato dai Consigli comunale di Terni e provinciale di Terni riuniti in seduta congiunta. Tale documento prevede la presenza nella nostra regione di due aziende ospedaliere integrate tra loro e integrate con l’università’ (legge 517), con autonoma personalità giuridica e gestionale, e due aziende sanitarie locali con dimensioni equilibrate, rimarcando altresì che per rilevanza demografica, articolazione dei servizi e posizione geografica, Terni dovesse esserne una delle due sedi legali nell’interesse della città, della provincia e della stessa regione dell’Umbria. Impostazioni, queste, ritenute indispensabili per conservare e possibilmente migliorare il livello e la qualità dei servizi raggiunti dalla sanità umbra, pur a fronte di minori risorse messe a disposizione dal Servizio sanitario nazionale. Altre eventuali soluzioni sono state giudicate inidonee a perseguire tali obiettivi”.

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